Il titolo più consono per questo resoconto sarebbe dovuto essere: “Movimento 5 balle, quello della TAV”. Tale affermazione pronunciata da Luca Rastello, co-autore del libro “Binario Morto”, durante il suo intervento, condensa in se le “risultanze” dell’incontro a titolo “Ferrovia Cuneo-Nizza, chiusa per TAV?” tenutosi lo scorso 15 maggio a Cuneo al cospetto di un discreto pubblico ed alcuni Amministratori e Politici locali.
La serata era articolata in due fasi che prevedevano quattro presentazioni ed in seguito interventi dal pubblico.
Alberto Collidà in rappresentanza del “Comitato Cuneese Salviamo le Ferrovie Locali” ha delineato quali sono stati i tagli patiti in passato dal TPL su rotaia nel cuneese e quelli che si prospettano in un futuro prossimo. Dettagliato della chiusura della Cuneo-Mondovì, Cuneo-Saluzzo-Savigliano, Saluzzo-Airasca, Ceva-Ormea, Alba-Castagnole e della Bra-Ceva (linea ferroviaria di fatto chiusa nel 1994 con l’alluvione ma servita fino al 2012 con servizio sostitutivo di bus) ha parlato diffusamente del minacciato ridimensionamento, che potrebbe anticiparne la chiusura, della linea Cuneo-Nizza invitando tutti i presenti in sala a partecipare alla manifestazione a difesa di tale linea che si terrà a Breil il prossimo 25 maggio (per maggiori info contattare mafaldacollida@cnnet.it).
Clemente Falcone del MoVimento 5 Stelle di Alba, nonché autoferrotranviere della GTT, parlando del TPL su gomma, ha, senza tanti giri di parole, sentenziato il fallimento di un Consorzio (Grandabus) che è un’accozzaglia di Aziende che mai si sono integrate tra loro con l’intento di dare il miglior servizio possibili agli utenti, ma bensì han perseguito solo il proprio profitto a scapito della collettività con una gestione dissennata di linee e km a loro assegnati. Infatti, manca la totale integrazione dei servizi offerti dalle aziende di trasporto su gomma, con conseguenti inefficienze e sprechi, a maggior ragione poi manca l’interconnessione con la rete ferroviaria, spesso i servizi si sovrappongono e non sono integrati, sia dal punto di vista delle tratte che delle tariffe. Altresì è stato evidenziato come, anche a livello locale, Consorzi di interesse pubblico non sono che poltronifici ad uso e consumo dei politicanti di turno.
Assente Luca Giunti, naturalista e componente della Commissione Tecnica Torino Lione Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone”, impegnato nella ciclopica opera di predisporre in soli 30 giorni, anziché i soliti 60 (“grazie” ad un codicillo presente nel decreto Salva Italia emanato dal Governo Monti), le osservazioni al progetto definitivo del TAV Torino-Lione, han preso la parola in collegamento da Roma il Senatore Marco Scibona e la Deputata Fabiana Dadone. Scibona in particolare, conoscitore a fondo del “problema” TAV Torino-Lione, non ha potuto che mettere in correlazione i tagli patiti dal TPL, ma anche da Sanità ed Istruzione, all’enormità di fondi contestualmente stanziati per un’opera quale il TAV, o per meglio dire, il TAC Torino-Lione.
Infine, Luca Rastello, persona super partes presente alla serata semplicemente in veste di narratore, di giornalista/scrittore, autore del libro “Binario Morto” con la sua capacità espositiva e conoscenze acquisite, crediamo sia riuscito ad avvalorare, ce ne fosse stato ancora bisogno, le tesi diffuse in certi ambienti contrari al TAV/TAC Torino-Lione, ovvero che l’urgenza e necessità reali di tale opera sono prossime allo zero…
Rastello, per la cui stesura del libro ha dovuto documentarsi leggendo testi quali i Quaderni sul TAV dell’Osservatorio presieduto dall’Arch. Virano e “SI-TAV”, libro autoreferenziale del Senatore PD, Stefano Esposito, e soprattutto percorrere l’intero Corridoio 5 a cui il TAV/TAC Torino-Lione dovrebbe interconnettersi, ha in breve riassunto cosa dovrebbe essere e cosa in realtà è il Corridoio 5. La tratta Torino-Lione pensata negli anni ottanta, cambiata cammin facendo più volte per adattarsi all’industria del trasporto che cambiava, dovrebbe vedere la luce nel 2035 con pareggio costi/benefici nel 2073, quando notizie fresche di questi giorni narrano di “stampa tridimensionale” di oggetti “a distanza” (novità che era stata protagonista qualche anno fa anche in uno spettacolo di Beppe Grillo) e voli di aerei mossi da energia solare che potrebbero rendere inutili i treni per tasporto merci, come altri mezzi di trasporto ancora. Inoltre, Rastello ha evidenziato più volte che il trasporto merci non può viaggiare a velocità elevate su ferro, perché aumenterebbero in modo esponenziale i costi del trasporto, quindi una linea ad alta velocità per il solo trasporto merci è un’assurdità tecnica – per lo stesso motivo non esistono linee di alta velocità dove transita anche il trasporto merci. Questo per quanto riguarda il progetto dal punto di vista tecnico. Interessanti le osservazioni circa il famigerato Corridoio 5 che Luca Rastello assieme al suo collega Andrea De Benedetti ha percorso: in pratica è un collage di varie opere, ove presenti o se ne prevede la nascita, che non necessariamente deve prevedere la costruzione di linee TAV/TAC; rientrano in questo Corridoio le autostrade ungheresi, le linee ferroviare già esistenti in Ucraina la cui velocità media è 108 Km/h, ma anche…l’assoluta mancanza di volontà da parte dei portoghesi di fare la loro parte a causa scarse risorse economiche e la volontà politica da parte della Slovenia di non avere collegamenti ferroviari tra Trieste e Lubiana. Le 5 balle? Quelle che, chi sostiene l’utilità del progetto TAV/TAC Torino-Lione, ad interconnettersi al Corridoio 5, va dicendo: ce lo chiedono; l’hanno quasi fatto e noi lo stiamo interrompendo; è un corridoio di integrazione fondamentale, per merci, ad alta velocità. Cinque affermazioni che secondo Rastello sono delle semplici “balle”.
Insomma, secondo Rastello, la TAV/TAC Torino-Lione servirebbe all’Italia per interconnettersi al nulla, mentre nel frattempo si vuole portare alla “morte” il TPL.
Sono quindi seguiti interessanti interventi dal pubblico.
Per primo ha chiesto la parola Paolo Tomatis, giornalista, il quale ha domandato al Senatore Scibona se il metodo che si vuole applicare a Roma da parte del MoVimento 5 Stelle nella valutazione di opere come il TAV, ovvero analisi costo/beneficio e coinvolgimento delle popolazioni nelle scelte, potrà essere applicato anche ad altri progetti. Domanda che ha ricevuto risposta affermativa da parte del Senatore Scibona.
E’ stato poi il momento dei politici ed amministratori locali.
Il primo ad intervenire a nome dell’Assessore Provinciale ai Trasporti, Russo (assente a causa di altri impegni) e dell’Amministrazione Provinciale più in generale, è stato il Consigliere Provinciale Cravero del quale si ricorda il suo tentativo di confutare le decine di affermazioni di Rastello con un generico “il Corridoio 5 esiste, ci sono i progetti, le linee, i fondi”. Insomma, essendo il libro di Rastello e De Benedetti un racconto di viaggio frutto anche di decine di colloqui, Cravero è riuscito a smentire, in un colpo solo tecnici, politici, esperti di trasporti, in prevalenza pro-TAV, intervistati da Rastello e De Benedetti durante il loro percorso.
Fabrizio Biolé, Consigliere Regionale, durante il dibattito non ha risparmiato critiche alle forze politiche che a Roma decidono una serie di tagli, nel locale le recepiscono, salvo poi dichiararsi contrari ai tagli stessi. “Trovo assolutamente sensato” ha dichiarato “abbinare l’ammanco economico per il TPL (Cuneo-Nizza) agli investimenti sul TAV, tesi confermata da operazioni di taglio in un senso e impegno nell’altro contenute nello stesso decreto Monti. Partendo da questo, depreco “l’assetto variabile” dei maggiori partiti a seconda del ruolo ricoperto dai propri rappresentanti. La storia prossima renderà giustizia e soprattutto paleserà le responsabilità, soprattutto quelle legate a posizioni ideologiche. Auspico l’inizio di un confronto costante sul territorio, confidando nel ruolo essenziale del Comitato Cuneese Salviamo le Ferrovie Locali.”
Elio Rostagno, Consigliere Regionale, ha negato il legame tra la spesa per la grande opera del TAV con il taglio al TPL. In particolare dal suo punto di vista non esiste una volontà formale di chiusura della linea Cuneo-Nizza, ma è pericoloso il ridimensionamento del numero di corse che potrebbe rendere poco utilizzata la linea e poi portarla alla chiusura.
Davide Dalmasso, Assessore all’Ambiente, Mobilità e Trasporti del Comune di Cuneo, ha asserito che la propria Giunta si sta battendo contro il pericolo di chiusura della linea Cuneo-Nizza, per evitare un isolamento del capoluogo e s’è detto non responsabile e di non aver potuto far nulla circa i tagli compiuti l’anno scorso in quanto lui e la sua Giunta, s’erano da poco insediati. Peccato che la Giunta Borgna sia l’estensione della precedente Giunta Valmaggia; ma si sa, i politici navigati riescono ad essere in continuità quando si tratta di dare certezze e tranquillità al proprio elettorato, ma anche in discontinuità, rinnegando l’operato dei predecessori, se c’è il rischio di prendersi le critiche della cittadinanza…
Mauro Campo del MoVimento 5 Stelle di Cuneo, che ha condotto e moderato la serata, ha riassunto in poche ed incisive parole la situazione in cui è, e sempre più sta sprofondando, la provincia di Cuneo: si sta smantellando un concetto di trasporto pubblico per portarlo da una struttura a rete ad una a stella, limitando così il servizio a poche tratte ed ad un bacino d’utenza ristretto; per la provincia di Cuneo, ad esempio, con la progressiva chiusura della Cuneo-Nizza, rimarrebbe funzionante una sola linea ferroviaria, la Fossano-Torino.
Ed è perché non si vuole che tutto ciò accada che il MoVimento 5 Stelle del Cuneese parteciperà con i propri rappresentanti istituzionali, Deputata Fabiana Dadone in testa, accompagnata dai Consiglieri Comunali di Cuneo, Manuele Isoardi, e di Mondovì, Federico Costamagna, ed attivisti, alla manifestazione di sabato 25 Maggio che si terrà a Breil contro la chiusura della linea Cuneo-Nizza.
Il MoVimento 5 Stelle del Cuneese organizza un convegno dedicato al Trasporto Pubblico Locale (TPL) dal titolo “Cuneo-Nizza – Chiusa per TAV” che avrà luogo mercoledì 15 maggio, ore 21, presso la Sala Conferenze di Via Schiapparelli, 15, Cuneo.
Il Convegno, l’ennesimo di una serie organizzata dal MoVimento 5 Stelle del Cuneese negli ultimi mesi, nasce sull’onda di uno scambio di “vedute” conl’Assessore Provinciale ai Trasporti, Russo, avuto luogo su alcuni media locali nelle settimane scorse: da semplici cittadini quali siamo, e quali continueremo ad essere sebbene chiamati a ricoprire cariche istituzionali, il ragionamento portato avanti dal MoVimento 5 Stelle è talmente banale che prima o poi, anche i politicanti di mestiere che vedono tutto in funzione della poltrona e della prossima tornata elettorale, non potranno che accondiscendere con noi: nel corso dell’incontro si illustreranno i tagli patiti dal TPL dettagliando la situazione attuale in provincia per quanto riguarda il trasporto su rotaia e su gomma; si illustreranno le “criticità” dal punto di vista economico del TAV Torino-Lione e più in generale si relazionerà circa il TAV, corridoio 5, in Europa e si cercherà di dimostrare, con delle proposte di sistema, che allo stato attuale delle cose si può rinunciare al TAV per dare precedenza al TPL martoriato dai tagli orizzontali dettati dalle ultime manovre finanziare e recepite, senza batter ciglio e soprattutto senza cercare di razionalizzare l’esistente, da Regione e Provincia.
E’ previsto l’intervento di tecnici locali e di Luca Rastello co-autore con Andrea De Benedetti del libro “Binario Morto“. In forse la partecipazione della Cittadina Eletta alla Camera dei Deputati per il MoVimento 5 Stelle, Fabiana Dadone che, dovesse non farcela a presenziare di persona, cercherà di intervenire in streaming da Roma.
Saranno invitati a partecipare alla serata Sindaci e Assessori ai trasporti di tutti i Comuni del Cuneese, oltre all’Assessore Russo, la cui presenza è praticamente certa viste le sue esternazioni, all’Assessore Regionale ai Trasporti, Bonino, e tutti quegli Amministratori e Politici che sono intervenuti nelle ultime settimane a vario titolo nel dibattito circa il TPL Cuneese.
Maggiori dettagli circa il programma della serata e le presenze di Amministratori e Politici locali seguiranno nei prossimi giorni.
Caro direttore, non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l’articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti. E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all’interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice “non c’è problema “, non gira la testa dall’altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità. E sappiamo com’è andata concretamente a finire.
La mia candidatura era inaccettabile perché proposta da Grillo? E allora bisogna parlare seriamente di molte cose, che qui posso solo accennare. È infantile, in primo luogo, adottare questo criterio, che denota in un partito l’esistenza di un soggetto fragile, insicuro, timoroso di perdere una identità peraltro mai conquistata. Nella drammatica giornata seguita all’assassinio di Giovanni Falcone, l’esigenza di una risposta istituzionale rapida chiedeva l’immediata elezione del presidente della Repubblica, che si trascinava da una quindicina di votazioni. Di fronte alla candidatura di Oscar Luigi Scalfaro, più d’uno nel Pds osservava che non si poteva votare il candidato “imposto da Pannella”. Mi adoperai con successo, insieme ad altri, per mostrare l’infantilismo politico di quella reazione, sì che poi il Pds votò compatto e senza esitazioni, contribuendo a legittimare sé e il Parlamento di fronte al Paese. Incostituzionale il Movimento 5Stelle? Ma, se vogliamo fare l’esame del sangue di costituzionalità, dobbiamo partire dai partiti che saranno nell’imminente governo o maggioranza. Che dire della Lega, con le minacce di secessione, di valligiani armati, di usi impropri della bandiera, con il rifiuto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con le sue concrete politiche razziste e omofobe?È folklore o agire in sé incostituzionale? E tutto quello che ha documentato Repubblica nel corso di tanti anni sull’intrinseca e istituzionale incostituzionalità dell’agire dei diversi partiti berlusconiani? Di chi è la responsabilità del nostro andare a votare con una legge elettorale viziata di incostituziona-lità, come ci ha appena ricordato lo stesso presidente della Corte costituzionale? Le dichiarazioni di appartenenti al Movimento 5Stelle non si sono mai tradotte in atti che possano essere ritenuti incostituzionali, e il loro essere nel luogo costituzionale per eccellenza, il Parlamento, e il confronto e la dialettica che ciò comporta, dovrebbero essere da tutti considerati con serietà nella ardua fase di transizione politica e istituzionale che stiamo vivendo. Peraltro, una analisi seria del modo in cui si è arrivati alla mia candidatura, che poteva essere anche quella di Gustavo Zagrebelsky o di Gian Carlo Caselli o di Emma Bonino o di Romano Prodi, smentisce la tesi di una candidatura studiata a tavolino e usata strumentalmente da Grillo, se appena si ha nozione dell’iter che l’ha preceduta e del fatto che da mesi, e non soltanto in rete, vi erano appelli per una mia candidatura. Piuttosto ci si dovrebbe chiedere come mai persone storicamente appartenenti all’area della sinistra italiana siano state snobbate dall’ultima sua incarnazione e abbiano, invece, sollecitato l’attenzione del Movimento 5Stelle. L’analisi politica dovrebbe essere sempre questa, lontana da malumori o anatemi. Aggiungo che proprio questa vicenda ha smentito l’immagine di un Movimento tutto autoreferenziale, arroccato. Ha pubblicamente e ripetutamente dichiarato che non ero il candidato del Movimento, ma una personalità (bontà loro) nella quale si riconoscevano per la sua vita e la sua storia, mostrando così di voler aprire un dialogo con una società più larga. La prova è nel fatto che, con sempre maggiore chiarezza, i responsabili parlamentari e lo stesso Grillo hanno esplicitamente detto che la mia elezione li avrebbe resi pienamente disponibili per un via libera a un governo. Questo fatto politico, nuovo rispetto alle posizioni di qualche settimana fa, è stato ignorato, perché disturbava la strategia rovinosa, per sé e per la democrazia italiana, scelta dal Pd. E ora, libero della mia ingombrante presenza, forse il Pd dovrebbe seriamente interrogarsi su che cosa sia successo in questi giorni nella società italiana, senza giustificare la sua distrazione con l’alibi del Movimento 5Stelle e con il fantasma della Rete. Non contesto il diritto di Scalfari di dire che mai avrebbe pensato a me di fronte a Napolitano. Forse poteva dirlo in modo meno sprezzante. E può darsi che, scrivendo di non trovare alcun altro nome al posto di Napolitano, non abbia considerato che, così facendo, poneva una pietra tombale sull’intero Pd, ritenuto incapace di esprimere qualsiasi nome per la presidenza della Repubblica. Per conto mio, rimango quello che sono stato, sono e cercherò di rimanere: un uomo della sinistra italiana, che ha sempre voluto lavorare per essa, convinto che la cultura politica della sinistra debba essere proiettata verso il futuro. E alla politica continuerò a guardare come allo strumento che deve tramutare le traversie in opportunità.
Il MoVimento ha espresso un miracolo: la signora Gabanelli Presidente della Repubblica italiana. E’ straordinario, proprio in sintonia col MoVimento. Io spero vivamente che accetti e volevo dare un consiglio a Bersani. Senza ironie, senza battute. Seriamente. Potrebbe essere un punto di incontro: voti la Gabanelli anche lei. Voti una signora che ha sempre fatto bene il suo lavoro. La Gabanelli è una che non ha mai fatto inciuci con Berlusconi, un miracolo di questi tempi. E poi è una signora. Sarebbe veramente un grande segnale. Sì, qualcuno ha detto che potrebbe diventare con la Gabanelli la Repubblica delle manette. Eh! Chissà che non sia un’idea anche quella con la quale ci potremmo togliere qualche soddisfazione. Ci pensi Bersani, ci pensi. Potrebbe essere veramente l’inizio di una, chissà, collaborazione. Provi. Provi a votarla. E cominciamo da lì. Poi vedremo: rimborsi elettorali, legge anti corruzione, incandidabilità di Berlusconi. Magari troveremo una convergenza. Se non con lei, con i giovani del PD. Grazie per l’ascolto.
Oggi, giovedì 11 aprile 2013, gli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012, che abbiano inviato i documenti digitalizzati, potranno proporre il loro candidato per la Presidenza della Repubblica fino alle ore 21. I primi dieci candidati saranno in seguito, il giorno lunedì 15 aprile, votati per scegliere il nome che sarà indicato dal gruppo parlamentare del M5S. Coloro che hanno il diritto di proporre il prossimo Presidente della Repubblica riceveranno una email con le istruzioni dopo le ore 10 di questa mattina.
La coppia Bed & Breakfast, Bersani e Berlusconi, decide nelle segrete stanze il Presidente dell’inciucio escludendo di fatto ogni partecipazione popolare mentre il M5S avvia una consultazione pubblica e democratica attraverso i suoi iscritti. Chi tra i due ha “un deficit di democrazia interna“?
Gli abilitati al voto possono votare qui.
in questi giorni ho letto diverse dichiarazioni che manifestano preoccupazione da parte di Assessori Provinciali, Comunali e Sindaci, in merito ai tagli previsti sul trasporto pubblico locale per il 2013 di oltre il 25% da parte della Regione Piemonte.
Detto questo, non so se ridere o piangere. Vedo che tutti questi politici locali, tanto preoccupati per i suddetti tagli, non hanno fatto alcuna pressione sul proprio gruppo dirigente a livello nazionale, tant’è che sono stati votati in Parlamento tutti i provvedimenti che riducevano i fondi al trasporto pubblico locale.
Vorrei cercare di mettere in fila il tutto per far sì che i cittadini capiscano come sono andati i fatti e di chi sono le responsabilità:
La politica in questi anni ha fatto sostanzialmente due cose:
1- Ha occupato tutte le aziende di trasporto pubblico trasformandole in S.p.A. con consiglio di amministrazione di nomina politica, parcheggiandovi al proprio interno i vari politici trombati, senza preoccuparsi se questi ne avessero le capacità amministrative e gestionali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: queste aziende sono in stato fallimentare;
2- Ha distribuito km senza criterio logico, non tenendo conto dell’interesse della collettività, ma al solo fine di agevolare le aziende. Per chi non lo sapesse, il costo dei km di linea percorsi da aziende di trasporto sia pubbliche che private viene pagato per il 65% dalle tasse di tutti i cittadini, mentre il restante 35%, le aziende lo ricavano dalla vendita dei biglietti e abbonamenti: dunque chi paga è sempre lo stesso soggetto (il cittadino) che in cambio riceve non servizi ma calci.
Il tutto ebbe inizio col primo governo Prodi, nel 1997, quando con il decreto legislativo 422/97 dell’allora ministro dei trasporti Burlando (l’attuale Governatore della Liguria), veniva sancito che i servizi non sarebbero più stati affidati direttamente dal’ente concedente, ma tramite gare d’appalto.
Quando, con la legge 1/2000 della Regione Piemonte, si trasferiscono le competenze di gestione del trasporto su gomma alle Province, si incominciano a fare le prove generali per la creazione dei consorzi. Da allora la politica non si è preoccupata assolutamente di riorganizzare nulla: le aziende fanno cosa vogliono e si sovrappongono con le linee in ogni dove e il trasporto su gomma si sovrappone a quello ferroviario. Nonostante tutto (dopo un decennio) i consorzi prendono vita e in quattro Province piemontesi si affida il servizio di trasporto su gomma con gara (Torino, Cuneo, Alessandria ed Asti). Oggi con una politica che non ha né la forza né tantomeno le competenze per contrastare le aziende, ci si piange addosso, manifestando impotenza dinanzi alla rigidità delle stesse.
Questo era il sunto in merito alla storia del trasporto su gomma in Piemonte. Adesso parliamo di quello ferroviario.
Nel nostro paese abbiamo avuto le eccellenze dell’ingegneristica che tutto il mondo ci ha sempre invidiato, ma che la classe politica e dirigente non ha mai apprezzato.
Perché la rete ferroviaria pendolare non funziona più?
Perché negli ultimi quasi venti anni si è investito il 90% delle risorse sull’alta velocità di cui usufruisce il 15% della popolazione e si è investito il 10% sul trasporto pendolare usato invece dall’85% della popolazione. Questa è stata la scelta politica a partire dai primi anni ‘90 ad oggi. Se poi valutiamo l’operato dei manager nominati dalla politica, che hanno gestito le ferrovie in questi anni, riscontriamo che, anche grazie alla loro incapacità, delle F.S. sono rimaste solo macerie.
Lo so, molti diranno: eccoli i Grillini, sanno solo dire di no a tutto, sono contro l’innovazione e il progresso. I nostri politici definiscono progresso l’alta velocità, ma noi avevamo già un treno ad alta velocità: nel 1977 il PENDOLINO ETR 450 viaggiava a una velocità di 250 km/h, senza richiedere la costruzione di reti ferroviarie alternative (la Svizzera ne ha appena comprati altri 11!). L’abbiamo ceduto ai francesi dell’Alstom. Non contenta, la classe politica e dirigente ha deciso di viaggiare più veloce della luce ed ecco che sono arrivati i TGV, velocità di 350 km/ h, (+ 100 Km/h) con ingenti costi perché è stata necessaria la creazione di una rete ferroviaria alternativa e la costruzione d’interminabili viadotti e gallerie che hanno deturpato il territorio, ma soprattutto hanno devastato il portafoglio degli Italiani perché il tutto è stato costruito andando ad aumentare il debito pubblico. Oggi è arrivato il conto da pagare.
Spero di essere stato chiaro nei punti, anche se è stato necessario sintetizzare.
Veniamo adesso ai tagli della Regione Piemonte: partiamo dal governo Berlusconi IV quando, dopo aver negato la crisi per anni si vede costretto, a partire dal giugno 2011, a fare una dopo l’altra quattro finanziarie tagliando più di 2,5 miliardi al trasporto pubblico su scala nazionale e aggravando una situazione regionale già quasi al collasso perché il debito è di quasi 11 miliardi di euro. Sicuramente per fare questi debiti le giunte che si sono susseguite negli ultimi anni, compresa quella di Cota, hanno governato mettendoci tutta la responsabilità del caso…
Nel novembre 2011 cade il governo Berlusconi IV e arriva Monti. Con il decreto salva Italia, ripiana in parte i tagli al trasporto fatti da Berlusconi, assegnando sulla carta 800 milioni di euro per il 2011 e altrettanti per il 2012, (e ritoccando per l’ennesima volta all’insù le accise carburanti). In realtà, però di questi soldi alle Regioni ne arrivano forse la metà o poco più. Per quanto riguarda la quota destinata al Piemonte, il Presidente Cota, invece di utilizzarla per il trasporto, la inserisce nel bilancio, andando a ripianare parte della voragine del debito e continuando i tagli sia del trasporto su gomma che ferroviario.
Tengo a precisare che in Commissione trasporti (Regione Piemonte) il taglio è stato approvato con 29 voti favorevoli e 26 contrari… erano assenti i signori del centro sinistra (Bresso, Artesio e Dellutri).
Arriviamo quindi al 24 dicembre 2012, vigilia di Natale. La politica (PD, PDL, UDC e Monti) decide di fare un bel regalo ai cittadini con il voto alla legge di stabilità promulgata dal Capo dello Stato il 29 dicembre: si taglia ancora il trasporto pubblico per 1,5 miliardi e vengono finanziati 2,2 miliardi per il TAV in Val Susa. Si fa il gioco delle tre carte, si continua a togliere alle famiglie italiane per finanziare le lobbies del cemento .
Concludo rivolgendomi agli Assessori Provinciali, Comunali e ai Sindaci: lamentarsi sui giornali dei tagli al trasporto non risolve il problema dei pendolari. Forse con meno chiacchiere e più resistenza nei confronti dei partiti di appartenenza per le scelte che fanno a livello nazionale e che ricadono sui territori si risparmierebbe tanta sofferenza ai cittadini che con le proprie tasse pagano sempre di più per ricevere sempre meno servizi .
Clemente Falcone per il MoVimento 5 Stelle Cuneese
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